la pagina dell'attualità
Cuocopersonale.com: la cucina sostenibile a casa tua
Cuocopersonale.com nasce da una idea e si sviluppa avendo come meta lo scopo ben preciso di avvicinare ed appassionare qualsiasi individuo (di ogni parte d'Italia grazie alla disponibilità di Matteo di viaggiare ovunque) alla cucina tramite un servizio di cuoco a domicilio, di corsi culinari su misura, di organizzazione di gite enogastronomiche alla scoperta dei vari territori e molto altro.
Un ulteriore ruolo importante di cuocopersonale.com è quello di affiancare aziende ed operatoridel settore nell'arduo compito di potenziare e far conoscere nei più svariati modi la loro attività (bar, locale alla moda, pub, ristorante ecc..), o i loro prodotti (siano essi macchinari e strumentazioni utili al settore agroalimentare oppure beni del territorio di nicchia e poco conosciuti).
La volontà di Matteo di far conoscere a quante più persone possibili la cucina e di esaltare la straordinaria tenacia degli "artigiani del gusto" che giorno dopo giorno creano materie prime straordinariamente buone e sostenibili è, oramai, diventata la missione di cuocopersonale.com.
La ricerca di cuocopersonale di prodotti a km zero, di realtà imprenditoriali piccole e di persone che hanno fatto della loro passione una crociata è continua e senza sosta.
Nei suoi eventi e nei suoi corsi Matteo non perde occasione di divulgare e promuovere argomenti quali la stagionalità dei prodotti, la salubritàdegli stessi, l'importanza della giusta scelta degli ingredienti e della loroqualità.
Cuocopersonale ha sede in provincia di Padova ma lavora in tutta Italia ed i riferimenti sono:
Sito internet: www.cuocopersonale.com
E-mail: info@cuocopersonale.com
Twitter e facebook: cuocopersonale
Cell: 327/1524545
Un ulteriore ruolo importante di cuocopersonale.com è quello di affiancare aziende ed operatoridel settore nell'arduo compito di potenziare e far conoscere nei più svariati modi la loro attività (bar, locale alla moda, pub, ristorante ecc..), o i loro prodotti (siano essi macchinari e strumentazioni utili al settore agroalimentare oppure beni del territorio di nicchia e poco conosciuti).
La volontà di Matteo di far conoscere a quante più persone possibili la cucina e di esaltare la straordinaria tenacia degli "artigiani del gusto" che giorno dopo giorno creano materie prime straordinariamente buone e sostenibili è, oramai, diventata la missione di cuocopersonale.com.
La ricerca di cuocopersonale di prodotti a km zero, di realtà imprenditoriali piccole e di persone che hanno fatto della loro passione una crociata è continua e senza sosta.
Nei suoi eventi e nei suoi corsi Matteo non perde occasione di divulgare e promuovere argomenti quali la stagionalità dei prodotti, la salubritàdegli stessi, l'importanza della giusta scelta degli ingredienti e della loroqualità.
Cuocopersonale ha sede in provincia di Padova ma lavora in tutta Italia ed i riferimenti sono:
Sito internet: www.cuocopersonale.com
E-mail: info@cuocopersonale.com
Twitter e facebook: cuocopersonale
Cell: 327/1524545
Eolico record: in Europa potrebbe triplicare nei prossimi dieci anni
Sembra puntare sempre più in alto l’eolico europeo. Una delle principali energie rinnovabili potrebbe addirittura triplicare le proprie “forze” nei prossimi dieci anni. A prospettarlo l’EWEA (European Wind Energy Association) con la pubblicazione del rapporto Pure Power, dove vengono analizzate le possibilità di crescita dell’onshore e dell’offshore continentale.
I progressi nel quantitativo di energia prodotta saranno notevoli, con un passaggio dai 182 TWh, che hanno rappresentato il 5,5% del fabbisogno 2010, ai 581 TWh del 2020, con una percentuale corrispondente del 15,7%. I maggiori progressi saranno per Polonia e Finlandia, con un moltiplicatore di potenza installata pari a 9,5 e 9,6. Appena sotto la media l’Italia, per la quale si prospetta un x 2,7.
Secondo Justin Wilkes, Policy Director della EWEA, il grande merito di questa crescita andrà ai forti impulsi rilasciati in termini di legislazione dall’Unione Europea:
Entro il 2020 l’energia dal vento triplicherà la sua potenza grazie anche a 194 miliardi di euro di nuovi investimenti. Questo successo è principalmente guidato dal forte quadro normativo dell’UE per questo decennio.Wilkes conclude il suo intervento rimarcando come non solo l’eolico contribuirà a raggiungere gli obiettivi europei sul clima, ma avrà anche un ulteriore scopo:
L’energia eolica non fornisce solo un contributo sostanziale al conseguimento dell’obiettivo climatico europeo, ma sta anche accelerando un allontanamento dai costosi combustibili fossili, creando posti di lavoro, rendendo il Vecchio Continente più competitivo e fornendo la produzione di energia sicura e rinnovabile.
(fonte: greenstyle.it)
I progressi nel quantitativo di energia prodotta saranno notevoli, con un passaggio dai 182 TWh, che hanno rappresentato il 5,5% del fabbisogno 2010, ai 581 TWh del 2020, con una percentuale corrispondente del 15,7%. I maggiori progressi saranno per Polonia e Finlandia, con un moltiplicatore di potenza installata pari a 9,5 e 9,6. Appena sotto la media l’Italia, per la quale si prospetta un x 2,7.
Secondo Justin Wilkes, Policy Director della EWEA, il grande merito di questa crescita andrà ai forti impulsi rilasciati in termini di legislazione dall’Unione Europea:
Entro il 2020 l’energia dal vento triplicherà la sua potenza grazie anche a 194 miliardi di euro di nuovi investimenti. Questo successo è principalmente guidato dal forte quadro normativo dell’UE per questo decennio.Wilkes conclude il suo intervento rimarcando come non solo l’eolico contribuirà a raggiungere gli obiettivi europei sul clima, ma avrà anche un ulteriore scopo:
L’energia eolica non fornisce solo un contributo sostanziale al conseguimento dell’obiettivo climatico europeo, ma sta anche accelerando un allontanamento dai costosi combustibili fossili, creando posti di lavoro, rendendo il Vecchio Continente più competitivo e fornendo la produzione di energia sicura e rinnovabile.
(fonte: greenstyle.it)
Progettare la sostenibilità produttiva
Come riprogettare un'attività produttiva eco-sostenibile e a basso costo? Con al Blue economy: intervista a Gunter Pauli e Luigi Bistagnino.
La responsabilità sociale d'impresa in favore dell'Ambiente è di grande attualità nel mondo business, orientando aziende grandi e piccole verso scelte green tech volte al risparmio energetico e all'abbattimento dei consumi. A fronte di tali soluzioni Green, tuttavia, esistono teorie e soluzioni pratiche alternative, che riprogettano il business in funzione ambientale, in chiave eco-sostenibile e e a basso costo: parliamo dellaBlue Economy. teorizzata dall'economista Gunter Pauli e praticato in Italia grazie al lavoro di Luigi Bistagnino, professore ordinario di eco-design presso il Politecnico di Torino e autore del libro "Design sistemico" (SlowFood), che insegna come progettare la sostenibilità produttivae ambientale.
PMI.it li ha intervistati per approfondire il tema e fornire consigli pratici a chi volesse aderire a questeiniziative commerciali a emissioni zero.
I principi blu
Pauli ha concepito l'idea deisistemi economici a cascata per abbattere l'inquinamento, si è inizialmente ispirato all ' acqua: sistema sostenibile in cui possono convivere entità diverse (idrogeno, ossigeno e batteri) senza che vengano prodotte scorie o rifiuti. Ogni interazione genera sottosistemi a loro volta reciprocamente influenti. In natura, sottolinea Bistagnino, non esistono agenti inquinanti o prodotti di scarto: rappresentando gli organismi naturali in un sistema industriale a processi, possiamo immaginare ogni sottosistema corredato di input e output. In natura, gli output costituiscono sempre input di altre entità ecco perché si parla di sistemi aperti o a cascata.
L'attuale modello produttivo è invece basato su un approccio lineare in cui le risorse servono per generare prodotti che costituiscono il centro del modello. Ogni entità commerciale produce, senza aspettare la fine del ciclo di vita dei prodotti: in tal modo si creano sprechi e scorie con ricadute finanziarie pesanti e con la qualità di processo dipendente dalle risorse economiche a disposizione.
Il design sistemico
Il lavoro del team di Bistagnino è la riprogettazione di un'attività commerciale per trasformarla in un sistema aperto. Si parte dall'individuazione degli output, per risalire alla qualità degli input e agli sprechi del processo produttivo, arrivando alla proposta finale che concretizza una serie di interventi.
Si deve considerare che instaurando un interscambio fra entità in cascata, si genera una un sistema dove tutti possono co-evolvere, e anzi sono interessati a non inquinare nè sprecare, perchè parte del sistema stesso. Si attua quindi anche un importante cambio culturale nella mentalità degli attori del processo. Il risultato è una tale ottimizzazione generale delle risorse e degli output che anche l ' aspetto finanziario legato al processo produttivo subisce un immediato beneficio economico (leggirisparmio) per l'impresa.
Applicazioni in ItaliaLa fondazione internazionale ZERI fondata da Pauli sul territorio italiano non ha ancora referenti diretti. Il nostro paese, però, è già molto ricettivo ed è già presente da qualche anno almeno un esempio significativo in linea con i principi Blu, anche se non legato direttamente alla fondazione.
Si tratta della Novamont, azienda chimica con sedi a Novara e Terni, che già dal 2007 ha brevettato le prime bioplastiche da fonti rinnovabili, premiate anche dall ' unione Europea. I brevetti premiati sono alla base del Mater-Bi, la famiglia di prodotti biodegradabili e compostabili in un arco di tempo di poche settimane rispetto alle centinaia di anni che impiegano le plastiche tradizionali.
L'economia blu può essere implementata su larga scala e sono già diffuse in Italia le competenze locali necessarie. Anche sul fronte finanziario, Pauli ricorda che, quando si dà vita a un progetto con buon cash flow, si ha davanti una realtà commerciale competitiva in grado di attrarre capitali.
Nella sua esperienza questo è un fenomeno già consolidato in paesi esteri, dallo Zimbabwe alla Colombia ma anche al Giappone. Dunque, ptrebbe decollare anche in Italia. In questo senso, la squadra di Bistagnino offre consulenza per ri-disegnare e riprogettare in ottica blu qualsiasi attività commerciale.
(fonte: pmi.it)
La responsabilità sociale d'impresa in favore dell'Ambiente è di grande attualità nel mondo business, orientando aziende grandi e piccole verso scelte green tech volte al risparmio energetico e all'abbattimento dei consumi. A fronte di tali soluzioni Green, tuttavia, esistono teorie e soluzioni pratiche alternative, che riprogettano il business in funzione ambientale, in chiave eco-sostenibile e e a basso costo: parliamo dellaBlue Economy. teorizzata dall'economista Gunter Pauli e praticato in Italia grazie al lavoro di Luigi Bistagnino, professore ordinario di eco-design presso il Politecnico di Torino e autore del libro "Design sistemico" (SlowFood), che insegna come progettare la sostenibilità produttivae ambientale.
PMI.it li ha intervistati per approfondire il tema e fornire consigli pratici a chi volesse aderire a questeiniziative commerciali a emissioni zero.
I principi blu
Pauli ha concepito l'idea deisistemi economici a cascata per abbattere l'inquinamento, si è inizialmente ispirato all ' acqua: sistema sostenibile in cui possono convivere entità diverse (idrogeno, ossigeno e batteri) senza che vengano prodotte scorie o rifiuti. Ogni interazione genera sottosistemi a loro volta reciprocamente influenti. In natura, sottolinea Bistagnino, non esistono agenti inquinanti o prodotti di scarto: rappresentando gli organismi naturali in un sistema industriale a processi, possiamo immaginare ogni sottosistema corredato di input e output. In natura, gli output costituiscono sempre input di altre entità ecco perché si parla di sistemi aperti o a cascata.
L'attuale modello produttivo è invece basato su un approccio lineare in cui le risorse servono per generare prodotti che costituiscono il centro del modello. Ogni entità commerciale produce, senza aspettare la fine del ciclo di vita dei prodotti: in tal modo si creano sprechi e scorie con ricadute finanziarie pesanti e con la qualità di processo dipendente dalle risorse economiche a disposizione.
Il design sistemico
Il lavoro del team di Bistagnino è la riprogettazione di un'attività commerciale per trasformarla in un sistema aperto. Si parte dall'individuazione degli output, per risalire alla qualità degli input e agli sprechi del processo produttivo, arrivando alla proposta finale che concretizza una serie di interventi.
Si deve considerare che instaurando un interscambio fra entità in cascata, si genera una un sistema dove tutti possono co-evolvere, e anzi sono interessati a non inquinare nè sprecare, perchè parte del sistema stesso. Si attua quindi anche un importante cambio culturale nella mentalità degli attori del processo. Il risultato è una tale ottimizzazione generale delle risorse e degli output che anche l ' aspetto finanziario legato al processo produttivo subisce un immediato beneficio economico (leggirisparmio) per l'impresa.
Applicazioni in ItaliaLa fondazione internazionale ZERI fondata da Pauli sul territorio italiano non ha ancora referenti diretti. Il nostro paese, però, è già molto ricettivo ed è già presente da qualche anno almeno un esempio significativo in linea con i principi Blu, anche se non legato direttamente alla fondazione.
Si tratta della Novamont, azienda chimica con sedi a Novara e Terni, che già dal 2007 ha brevettato le prime bioplastiche da fonti rinnovabili, premiate anche dall ' unione Europea. I brevetti premiati sono alla base del Mater-Bi, la famiglia di prodotti biodegradabili e compostabili in un arco di tempo di poche settimane rispetto alle centinaia di anni che impiegano le plastiche tradizionali.
L'economia blu può essere implementata su larga scala e sono già diffuse in Italia le competenze locali necessarie. Anche sul fronte finanziario, Pauli ricorda che, quando si dà vita a un progetto con buon cash flow, si ha davanti una realtà commerciale competitiva in grado di attrarre capitali.
Nella sua esperienza questo è un fenomeno già consolidato in paesi esteri, dallo Zimbabwe alla Colombia ma anche al Giappone. Dunque, ptrebbe decollare anche in Italia. In questo senso, la squadra di Bistagnino offre consulenza per ri-disegnare e riprogettare in ottica blu qualsiasi attività commerciale.
(fonte: pmi.it)
La piccola distribuzione di qualità
Per Henry Ford lavorare in "qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando", per un'azienda scegliere innovazione e soddisfazione dei clienti indipendentemente da certificati e attestazioni.
In Italia si osserva un incremento delle vendite nella piccola distribuzione, in barba alle grandi catene distributive, in particolare se accompagnato da strategie volte a consolidare il rapporto di fiducia con i clienti, dal perseguimento della qualità e dall'impegno verso etica ed innovazione.
Soddisfazione dei consumatori
Gli Italiani stanno cambiando abitudini e mentalità: il 30% preferisce acquistare nei piccoli negozi, dove ritiene di poter trovare prodotti con migliore rapporto qualità/prezzo e instaurare un rapporto di fiducia con il negoziante.
Lo conferma una ricerca ISPO e commissionata dallaNuncas per testare le scelte d'acquisto dei consumatori in relazione al comparto in cui opera l'azienda (prodotti per la cura dei tessuti e della casa). Essendo emersa una forte propensione ad una selezione molto personale e puntuale dei prodotti per un 60% degli acquirenti (in prevalenza donne 35-44enni), il 34% sceglie la piccola distribuzione per praticità e vicinanza all'abitazione (51%), per fiducia verso il negoziante (36%) e per un miglior rapporto qualità/prezzo (66%).
Il 66% è disposto a pagare di più pur di avere un prodotto che realmente mantenga le promesse dell'etichetta. L'efficacia viene percepita come sinonimo di qualità per il 44% degli acquirenti che manifestano anche un certo "campanilismo" per i prodotti Made In Italy scelti nel 30% dei casi. La fiducia verso un prodotto che funziona orienta le scelte verso prodotti specifici per il 67% degli acquirenti e, su base nazionale, il 44%resta fedele a una marca.
Mercato in positivo
Il trend positivo della piccola distribuzione era stato evidenziato con lievi e incoraggianti segnali già nel II semestre del 2010 nel rapporto dell'Osservatorio sul commercio nazionale, da cui risultano valori in crescita per il commercio al dettaglio per l'area alimentare e non. In particolare su base nazionale si assisteva ad una variazione tendenziale positiva seppur lieve, pari allo 0,4% rispetto all'analogo periodo 2009, con un fatturato totale di 135.000 milioni di euro. Unica differenza significativa emersa fra Nord e Sud, la scelta dei risparmiatori rispetto alcanale distributivo: nel Mezzogiorno piccola distribuzione (+0,2%), al Nord grande distribuzione.
Vantaggi della piccola distribuzione
Per Bruno Milani, segretario dell'Unione Commercio, Turismo e Servizi della provincia di Lodi, la piccola distribuzione ha il merito di adottare un politica dei prezzi bassi stimolando la libera concorrenza, che obbliga i grandi centri commerciali ad attuare politiche di sconti e ribassi.
In aggiunta è interessante notare una sensibilità maggiore in favore della piccola distribuzioneda parte dei giovani: i centri commerciali non sono più visti come la panacea di ogni necessità ma risultano spesso una scelta deludente, perché carenti di figure capaci di consigliare il prodotto più adatto allo specifico problema del consumatore.
La piccola distribuzione acquisisce quindi una valenza di maggiore utilità in relazione alla domanda di esperienza e competenza, indirizzando i consumatori con precisione e cognizione. Non meno importante, il ruolo sociale che svolgono queste piccole realtà, a cui si rivolgono moltissimi anziani disorientati dalla vastità di scelta delle grandi catene.
Ancora: è di grande interesse il ruolo della piccola distribuzione rispetto alla dignità dei lavoratori che vengono assunti regolarmente, piuttosto che essere troppo spesso sottopagati e sfruttati mediante contratti stagionali.
La piccola distribuzione è infine un canale controllabile dall'azienda produttrice: in relazione alle campagne di marketing, al prezzo consigliato e al modo di accogliere i consumatori. Tanto che, proprio la Nuncas, come ammette l'Amministratore delegato Luca Manzoni, ha scelto il canale distributivo diretto mediante l'apertura di negozi monomarca per accogliere il consumatore secondo le regole di qualità, cortesia e filosofia proprie dell'azienda a dimostrazione che a volte "piccolo è meglio".
(fonte: pmi.it)
In Italia si osserva un incremento delle vendite nella piccola distribuzione, in barba alle grandi catene distributive, in particolare se accompagnato da strategie volte a consolidare il rapporto di fiducia con i clienti, dal perseguimento della qualità e dall'impegno verso etica ed innovazione.
Soddisfazione dei consumatori
Gli Italiani stanno cambiando abitudini e mentalità: il 30% preferisce acquistare nei piccoli negozi, dove ritiene di poter trovare prodotti con migliore rapporto qualità/prezzo e instaurare un rapporto di fiducia con il negoziante.
Lo conferma una ricerca ISPO e commissionata dallaNuncas per testare le scelte d'acquisto dei consumatori in relazione al comparto in cui opera l'azienda (prodotti per la cura dei tessuti e della casa). Essendo emersa una forte propensione ad una selezione molto personale e puntuale dei prodotti per un 60% degli acquirenti (in prevalenza donne 35-44enni), il 34% sceglie la piccola distribuzione per praticità e vicinanza all'abitazione (51%), per fiducia verso il negoziante (36%) e per un miglior rapporto qualità/prezzo (66%).
Il 66% è disposto a pagare di più pur di avere un prodotto che realmente mantenga le promesse dell'etichetta. L'efficacia viene percepita come sinonimo di qualità per il 44% degli acquirenti che manifestano anche un certo "campanilismo" per i prodotti Made In Italy scelti nel 30% dei casi. La fiducia verso un prodotto che funziona orienta le scelte verso prodotti specifici per il 67% degli acquirenti e, su base nazionale, il 44%resta fedele a una marca.
Mercato in positivo
Il trend positivo della piccola distribuzione era stato evidenziato con lievi e incoraggianti segnali già nel II semestre del 2010 nel rapporto dell'Osservatorio sul commercio nazionale, da cui risultano valori in crescita per il commercio al dettaglio per l'area alimentare e non. In particolare su base nazionale si assisteva ad una variazione tendenziale positiva seppur lieve, pari allo 0,4% rispetto all'analogo periodo 2009, con un fatturato totale di 135.000 milioni di euro. Unica differenza significativa emersa fra Nord e Sud, la scelta dei risparmiatori rispetto alcanale distributivo: nel Mezzogiorno piccola distribuzione (+0,2%), al Nord grande distribuzione.
Vantaggi della piccola distribuzione
Per Bruno Milani, segretario dell'Unione Commercio, Turismo e Servizi della provincia di Lodi, la piccola distribuzione ha il merito di adottare un politica dei prezzi bassi stimolando la libera concorrenza, che obbliga i grandi centri commerciali ad attuare politiche di sconti e ribassi.
In aggiunta è interessante notare una sensibilità maggiore in favore della piccola distribuzioneda parte dei giovani: i centri commerciali non sono più visti come la panacea di ogni necessità ma risultano spesso una scelta deludente, perché carenti di figure capaci di consigliare il prodotto più adatto allo specifico problema del consumatore.
La piccola distribuzione acquisisce quindi una valenza di maggiore utilità in relazione alla domanda di esperienza e competenza, indirizzando i consumatori con precisione e cognizione. Non meno importante, il ruolo sociale che svolgono queste piccole realtà, a cui si rivolgono moltissimi anziani disorientati dalla vastità di scelta delle grandi catene.
Ancora: è di grande interesse il ruolo della piccola distribuzione rispetto alla dignità dei lavoratori che vengono assunti regolarmente, piuttosto che essere troppo spesso sottopagati e sfruttati mediante contratti stagionali.
La piccola distribuzione è infine un canale controllabile dall'azienda produttrice: in relazione alle campagne di marketing, al prezzo consigliato e al modo di accogliere i consumatori. Tanto che, proprio la Nuncas, come ammette l'Amministratore delegato Luca Manzoni, ha scelto il canale distributivo diretto mediante l'apertura di negozi monomarca per accogliere il consumatore secondo le regole di qualità, cortesia e filosofia proprie dell'azienda a dimostrazione che a volte "piccolo è meglio".
(fonte: pmi.it)
Incentivi per le auto elettriche fino a 5.000 euro in arrivo
Come già anticipato alcuni mesi fa, sembra che la strada verso gli incentivi da erogare a chi acquista un’auto elettrica sia sempre più praticabile e sicura. Infatti, è notizia di oggi l’adozione di un testo base da parte delle commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera che potrebbe dare il via allo stanziamento dei contributi per il 2012.
Il testo, che sarà al vaglio del Parlamento dopo la pausa dei lavori prevista per il periodo estivo, prevede l’erogazione di incentivi fino a 5.000 euro per l’acquisto di un’auto elettrica e potrebbe avere quindi un impatto più che notevole nel favorire la diffusione di questo tipo di veicoli, soprattutto in tempi di crisi in cui il prezzo d’acquisto di un’autovettura incide sensibilmente sulle decisioni dei clienti.
La copertura finanziaria per questa tornata di incentivi sarebbe garantita dalla tassazione di 1 centesimo e mezzo prevista sulle bottiglie di plastica, ma i dettagli vanno ancora definiti e soprattutto potrebbero esserci delle sostanziali differenze tra il testo preliminare che passerà al vaglio del Parlamento e l’eventuale testo finale che, se tutto andrà secondo il previsto, trasformerà in legge la proposta.
Con questa apertura il Governo sembra quindi aver accolto le richieste di incentivi che più volte, anche in un recente passato, erano giunte dagli addetti ai lavori, ben consapevoli che le indiscusse qualità e i vantaggi dal punto di vista ecologico ed economico di queste vetture possono essere penalizzati da un prezzo d’acquisto mediamente più alto rispetto ai modelli a benzina e diesel, vanificando di fatto la loro convenienza e rendendo difficile una loro diffusione sul mercato.
Il testo, che sarà al vaglio del Parlamento dopo la pausa dei lavori prevista per il periodo estivo, prevede l’erogazione di incentivi fino a 5.000 euro per l’acquisto di un’auto elettrica e potrebbe avere quindi un impatto più che notevole nel favorire la diffusione di questo tipo di veicoli, soprattutto in tempi di crisi in cui il prezzo d’acquisto di un’autovettura incide sensibilmente sulle decisioni dei clienti.
La copertura finanziaria per questa tornata di incentivi sarebbe garantita dalla tassazione di 1 centesimo e mezzo prevista sulle bottiglie di plastica, ma i dettagli vanno ancora definiti e soprattutto potrebbero esserci delle sostanziali differenze tra il testo preliminare che passerà al vaglio del Parlamento e l’eventuale testo finale che, se tutto andrà secondo il previsto, trasformerà in legge la proposta.
Con questa apertura il Governo sembra quindi aver accolto le richieste di incentivi che più volte, anche in un recente passato, erano giunte dagli addetti ai lavori, ben consapevoli che le indiscusse qualità e i vantaggi dal punto di vista ecologico ed economico di queste vetture possono essere penalizzati da un prezzo d’acquisto mediamente più alto rispetto ai modelli a benzina e diesel, vanificando di fatto la loro convenienza e rendendo difficile una loro diffusione sul mercato.
Puma vince la sfida contro l'inquinamento e sorpassa Adidas e Nike
Puma, la terza azienda al mondo per l'abbigliamento sportivo, risponde alla
campagna internazionale di
Greenpeace 'Detox' assumendo l'impegno di eliminare entro il
2020 l'uso delle sostanze chimiche pericolose dall'intera catena produttiva e
dai prodotti in commercio.
Ricerche effettuate da Greenpeace e pubblicate nel rapporto Dirty
Laundry [2] hanno rivelato il legame commerciale fra i proprietari di due
complessi industriali cinesi dove l'organizzazione ha prelevato campioni di
acqua di scarico - lo Youngor Textile Complex e il Well Dyeing Factory Limited
[3] - e diverse marche sportive nazionali e internazionali [4], tra cui
Adidas, Nike e Puma.
"Il primo round della sfida Detox è stato vinto da Puma: ora Nike e Adidas si
devono affrettare per non perdere del tutto la sfida contro l'inquinamento -
commenta Vittoria Polidori, responsabile campagna Inquinamento di
Greenpeace -. I maggiori brand sportivi devono avere la leadership non solo
nelle vendite, ma anche nel guidare l'industria tessile verso una chimica
pulita".
L'impegno preso da Puma ha molti degli elementi che Greenpeace giudica
cruciali per guidare il settore verso un cambiamento di sistema:
dall'approccio precauzionale nella gestione delle sostanze chimiche,
all'identificazione di una chiara scadenza per raggiungere l'obiettivo 'scarichi
zero', fino all'eliminazione di tutte le emissioni di composti pericolosi lungo
la catena di produzione. L'azienda si è inoltre impegnata a pubblicare entro
otto settimane un 'piano di attuazione' che descrive dettagliatamente come
intende procedere per mantenere la sua promessa.
Per chiedere ad Adidas e Nike di vincere la sfida contro l'inquinamento, sul
sito di Greenpeace International è attiva una petizione
on-line.
campagna internazionale di
Greenpeace 'Detox' assumendo l'impegno di eliminare entro il
2020 l'uso delle sostanze chimiche pericolose dall'intera catena produttiva e
dai prodotti in commercio.
Ricerche effettuate da Greenpeace e pubblicate nel rapporto Dirty
Laundry [2] hanno rivelato il legame commerciale fra i proprietari di due
complessi industriali cinesi dove l'organizzazione ha prelevato campioni di
acqua di scarico - lo Youngor Textile Complex e il Well Dyeing Factory Limited
[3] - e diverse marche sportive nazionali e internazionali [4], tra cui
Adidas, Nike e Puma.
"Il primo round della sfida Detox è stato vinto da Puma: ora Nike e Adidas si
devono affrettare per non perdere del tutto la sfida contro l'inquinamento -
commenta Vittoria Polidori, responsabile campagna Inquinamento di
Greenpeace -. I maggiori brand sportivi devono avere la leadership non solo
nelle vendite, ma anche nel guidare l'industria tessile verso una chimica
pulita".
L'impegno preso da Puma ha molti degli elementi che Greenpeace giudica
cruciali per guidare il settore verso un cambiamento di sistema:
dall'approccio precauzionale nella gestione delle sostanze chimiche,
all'identificazione di una chiara scadenza per raggiungere l'obiettivo 'scarichi
zero', fino all'eliminazione di tutte le emissioni di composti pericolosi lungo
la catena di produzione. L'azienda si è inoltre impegnata a pubblicare entro
otto settimane un 'piano di attuazione' che descrive dettagliatamente come
intende procedere per mantenere la sua promessa.
Per chiedere ad Adidas e Nike di vincere la sfida contro l'inquinamento, sul
sito di Greenpeace International è attiva una petizione
on-line.
Città: aumenta inquinamento acustico, diminuisce quello atmosferico
Chi di noi ha la fortuna/sfortuna di abitare in una grande città italiana lo
sa bene: l’inquinamento acustico è un problema con cui dobbiamo
convivere quotidianamente, spesso anche più insidioso di quello atmosferico.
Responsabile di notti insonni – o comunque poco proficue a livello di riposo
-, in certe città e in certi quartieri può diventare un vero incubo. I dati Istat, oggi, confermano quella che è la
nostra percezione empirica della questione: contro tale dramma si è fatto poco e
niente negli ultimi anni.
La media di superamento della soglia limite per i grossi centri abitati ha
superato nel 2010 i 5 casi, contro i 4 del 2009. Dato gravissimo se si tiene
conto che il numero di indagini sul territorio è drasticamente calato di un paio
di punti. Insomma, città più rumorose e controlli più
sporadici, non un bel cartellino da visita per il corrente 2011 che
potrebbe confermare il triste trend del 2010.
Va comunque riconosciuto alle città di Treviso (73,9 campagne per 100mila
abitanti), Lecco (62,6), Bolzano (43,4), Rimini (33,0) e Asti (32,8) il primato
italiano per controlli; un primato che rispecchia una certa cura per la salute
pubblica da parte delle amministrazioni locali. Al 2010, poi, ben il
63,8% dei comuni capoluogo di provincia ha adottato delle
regolamentazioni comunali denominate “zonizzazioni“. In breve,
si tratta della suddivisione in zone del territorio comunale, con
l’individuazione di quelle per cui non è tollerabile un livello di rumore oltre
soglia.
Nonostante ciò, come dimostra l’Istat, resta ancora moltissimo da fare per
contenere il problema.
Sempre dall’Istat arriva però una buona notizia: per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico si parla di una
media di 10 giorni di superamento delle soglie di guardia in meno. Un piccolo
passo, che va senz’altro incoraggiato.
sa bene: l’inquinamento acustico è un problema con cui dobbiamo
convivere quotidianamente, spesso anche più insidioso di quello atmosferico.
Responsabile di notti insonni – o comunque poco proficue a livello di riposo
-, in certe città e in certi quartieri può diventare un vero incubo. I dati Istat, oggi, confermano quella che è la
nostra percezione empirica della questione: contro tale dramma si è fatto poco e
niente negli ultimi anni.
La media di superamento della soglia limite per i grossi centri abitati ha
superato nel 2010 i 5 casi, contro i 4 del 2009. Dato gravissimo se si tiene
conto che il numero di indagini sul territorio è drasticamente calato di un paio
di punti. Insomma, città più rumorose e controlli più
sporadici, non un bel cartellino da visita per il corrente 2011 che
potrebbe confermare il triste trend del 2010.
Va comunque riconosciuto alle città di Treviso (73,9 campagne per 100mila
abitanti), Lecco (62,6), Bolzano (43,4), Rimini (33,0) e Asti (32,8) il primato
italiano per controlli; un primato che rispecchia una certa cura per la salute
pubblica da parte delle amministrazioni locali. Al 2010, poi, ben il
63,8% dei comuni capoluogo di provincia ha adottato delle
regolamentazioni comunali denominate “zonizzazioni“. In breve,
si tratta della suddivisione in zone del territorio comunale, con
l’individuazione di quelle per cui non è tollerabile un livello di rumore oltre
soglia.
Nonostante ciò, come dimostra l’Istat, resta ancora moltissimo da fare per
contenere il problema.
Sempre dall’Istat arriva però una buona notizia: per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico si parla di una
media di 10 giorni di superamento delle soglie di guardia in meno. Un piccolo
passo, che va senz’altro incoraggiato.
Donne: nel lavoro emergono per il self-control
Le donne riescono meglio degli uomini negli ambiti del management, degli investimenti e della politica. Lo sottolineano diverse ricerche, le quali spiegano i migliori risultati al femminile con la propensione delle donne ad assumere meno rischi rispetto ai colleghi maschi.
Un recente studio realizzato da Barclays Wealth e Ledbury Research («Risk and rules. The role of control in financial decision making») pone l'accento sulle tempistiche, evidenziando come una maggiore riflessione, le condotte meno reattive e la proattività siano la chiave per competere efficacemente.
Un atteggiamento che va di pari passo con la propensione alla raccolta continua di informazioni e all'auscultazioneche permette di scegliere al meglio il piano d'azione da seguire.
L'aggressività tipica del mondo maschile nasconderebbe invece delle false sicurezze; sfidare i pericoli non sempre porta alla vittoria, anzi spesso essere ben consapevoli delle conseguenze che una decisione rischiosa può causare e la capacità di autocontrollarsi portano al successo.
Il diverso self-control tra uomini e donne è stato analizzato nello studio esaminando un campione di 2.000 investitori tra uomini e donne attivi in Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente e Asia-Pacifico e con a loro disposizione da un milione e mezzo a quasi dieci milioni di dollari.Esperti in diritto, economia, finanza, business, management, psicologia delle maggiori università e centri di ricerca inglesi, americani, svizzeri e cinesi hanno redatto una serie di domande volte a ricostruire un ciclo di stati d'animo che va dallo scetticismo all'ottimismo, dall'eccitazione all'euforia, fino ad arrivare alll'ansia, alla disperazione e al panico.
Interessante il risultato, che rivela come, al contrario di quanto si sarebbe portati a pensare, è proprio la razionalità a tradire e a compromettere le capacità decisionali dell'investitore più delle emozioni. In generale le donne appaiono più caute, meno precipitose e aggressive e quindi più soddisfatte dei risultati ottenuti.
Un attegiamento insito nell'animo femminile che permetterebbe al gentil sesso di emergere oltre che nelle decisioni finanziarie anche nella gestione aziendale e nella politica.
Un recente studio realizzato da Barclays Wealth e Ledbury Research («Risk and rules. The role of control in financial decision making») pone l'accento sulle tempistiche, evidenziando come una maggiore riflessione, le condotte meno reattive e la proattività siano la chiave per competere efficacemente.
Un atteggiamento che va di pari passo con la propensione alla raccolta continua di informazioni e all'auscultazioneche permette di scegliere al meglio il piano d'azione da seguire.
L'aggressività tipica del mondo maschile nasconderebbe invece delle false sicurezze; sfidare i pericoli non sempre porta alla vittoria, anzi spesso essere ben consapevoli delle conseguenze che una decisione rischiosa può causare e la capacità di autocontrollarsi portano al successo.
Il diverso self-control tra uomini e donne è stato analizzato nello studio esaminando un campione di 2.000 investitori tra uomini e donne attivi in Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente e Asia-Pacifico e con a loro disposizione da un milione e mezzo a quasi dieci milioni di dollari.Esperti in diritto, economia, finanza, business, management, psicologia delle maggiori università e centri di ricerca inglesi, americani, svizzeri e cinesi hanno redatto una serie di domande volte a ricostruire un ciclo di stati d'animo che va dallo scetticismo all'ottimismo, dall'eccitazione all'euforia, fino ad arrivare alll'ansia, alla disperazione e al panico.
Interessante il risultato, che rivela come, al contrario di quanto si sarebbe portati a pensare, è proprio la razionalità a tradire e a compromettere le capacità decisionali dell'investitore più delle emozioni. In generale le donne appaiono più caute, meno precipitose e aggressive e quindi più soddisfatte dei risultati ottenuti.
Un attegiamento insito nell'animo femminile che permetterebbe al gentil sesso di emergere oltre che nelle decisioni finanziarie anche nella gestione aziendale e nella politica.
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