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LibreOffice 3.4.2 per le Pmi
Online LibreOffice 3.4.2 per utenti aziendali e privati. The Document Foundation (TDF) consiglia la nuova release alle imprese, anche in virtù dell'affidabile servizio di supporto offerto. Prossimo appuntamento per la fine di agosto, con il rilascio della versione 3.4.3 di LibreOffice.
«TDF è nata con l'obiettivo di far evolvere il codice di OpenOffice.org in modo da poter sviluppare una suite per ufficio più agile e moderna, e i primi dieci mesi dimostrano che siamo sulla buona strada», ha dichiarato Bjoern Michaelsen, membro dell'Engineering Steering Committee.
Per saperne di più sulla suite, TDF organizza a Parigi per la prima LibreOffice Conference, in programma dal 13 al 15 ottobre 2011. Call for paper aperta fino all'8 agosto, la registrazione all'evento fino al 30 settembre.
LibreOffice 3.4.2 è disponibile per il download al seguente indirizzo:http://www.libreoffice.org/download.
«TDF è nata con l'obiettivo di far evolvere il codice di OpenOffice.org in modo da poter sviluppare una suite per ufficio più agile e moderna, e i primi dieci mesi dimostrano che siamo sulla buona strada», ha dichiarato Bjoern Michaelsen, membro dell'Engineering Steering Committee.
Per saperne di più sulla suite, TDF organizza a Parigi per la prima LibreOffice Conference, in programma dal 13 al 15 ottobre 2011. Call for paper aperta fino all'8 agosto, la registrazione all'evento fino al 30 settembre.
LibreOffice 3.4.2 è disponibile per il download al seguente indirizzo:http://www.libreoffice.org/download.
Tutto ciò che accade ogni 60 secondi nel web
Quasi 700.000 richieste su Google, 6600 immagini su Flickr e 600
video caricati su Youtube: solo alcuni esempi del traffico digitale del web.
Tic, tac. Tic, tac. "Il tempo è denaro", si dice di solito. Oppure, "chi ha
tempo, non aspetti tempo". O, ancora, "dare tempo al tempo". Il tempo, oggetto
del nostro parlare, ma anche del nostro vivere, soggetto al suo scorrere sempre
più veloce, più frenetico. Soprattutto nel mondo del web, dove tutto accade a velocità per
certi versi anche difficili da comprendere. Prendiamo l'unità "minuto". Cosa può
accadere in un minuto? Un'infinità di cose, perché la dimensione sincronica
predomina su quella diacronica, cui nella vita reale siamo più
abituati.
Andiamo a darci un'occhiata, a questo minuto. Così come ha fatto
Go-gulf Dubai Design Team, una web company che si sviluppa siti
internet e applicazioni web world-wide, la quale ha analizzato, con l'aiuto di
blogger e analisti del web di grande esperienza, quello che succede in 60
secondi, sintetizzando i risultati in un'infografica di immediata
comprensibilità realizzata da Shangai Web Designers.
Partendo dalle piattaforme più conosciute: i server di Google rispondono a più di 694.445
richieste mentre, su Flickr, vengono caricate più di 6600
immagini. Youtube non è da meno, considerato che almeno 600
video vengono "uploaded" per un totale di circa 25 ore di contenuti. Il nostro
caro Facebook risponde con un 695.000
aggiornamenti di status, 79.364 post in bacheca e 510.040 commenti.
Twitter: 98.000 tweet prodotti "every 60 seconds". Circa 13.000
applicazioni, invece, sono scaricate per il proprio Iphone e
20.000 nuovi post sono pubblicati sulla piattaforma di Micro-blogging
Tumbler. Firefox viene scaricato circa 1700
volte, più di 50, invece, Wordpress. LinkedIn
vede crescere il numero dei suoi iscritti al ritmo di 100 account il minuto,
tante quante le domande che Answers.com si vede sottoporre, a
fronte delle 40 che, invece, ogni 60 secondi sono presentate a
YahooAnswers.com.
Ogni minuto, il traffico vocale totale che transita attraverso
Skype è pari a 370.000 minuti.
Più in generale: vengono inviate universalmente 168.000.000 di email,
registrati 70 nuovi domini, creati 320 nuovi account, pubblicato un nuovo
articolo su Associated Content, aggiunta una nuova definizione
su UrbanDictionary.com... E via dicendo.
Questa è la panoramica su ciò che accade nello sconfinato mondo del web ogni
60 secondi. Ognuno di noi, con la sua attività quotidiana, contribuisce ad
alimentare, o per ragioni professionali o di svago personale, questa incredibile
mole di dati digitali che viene scambiata e immessa al suo interno. Prendendo
come attendibili queste informazioni, non può non scapparci la riflessione su
quanto di noi, del nostro lavoro e della nostra vita, transiti attraverso i
tasti degli smart phone, dei pc o degli altri dispositivi digitali a nostra
disposizione. Da tenere a mente, per ricordarci che, oltre il mondo virtuale, ne
esiste anche uno fisico, reale, dove, tutto sommato, possiamo ancora decidere
come e di cosa riempire il nostro tempo.
(fonte: manageronline)
video caricati su Youtube: solo alcuni esempi del traffico digitale del web.
Tic, tac. Tic, tac. "Il tempo è denaro", si dice di solito. Oppure, "chi ha
tempo, non aspetti tempo". O, ancora, "dare tempo al tempo". Il tempo, oggetto
del nostro parlare, ma anche del nostro vivere, soggetto al suo scorrere sempre
più veloce, più frenetico. Soprattutto nel mondo del web, dove tutto accade a velocità per
certi versi anche difficili da comprendere. Prendiamo l'unità "minuto". Cosa può
accadere in un minuto? Un'infinità di cose, perché la dimensione sincronica
predomina su quella diacronica, cui nella vita reale siamo più
abituati.
Andiamo a darci un'occhiata, a questo minuto. Così come ha fatto
Go-gulf Dubai Design Team, una web company che si sviluppa siti
internet e applicazioni web world-wide, la quale ha analizzato, con l'aiuto di
blogger e analisti del web di grande esperienza, quello che succede in 60
secondi, sintetizzando i risultati in un'infografica di immediata
comprensibilità realizzata da Shangai Web Designers.
Partendo dalle piattaforme più conosciute: i server di Google rispondono a più di 694.445
richieste mentre, su Flickr, vengono caricate più di 6600
immagini. Youtube non è da meno, considerato che almeno 600
video vengono "uploaded" per un totale di circa 25 ore di contenuti. Il nostro
caro Facebook risponde con un 695.000
aggiornamenti di status, 79.364 post in bacheca e 510.040 commenti.
Twitter: 98.000 tweet prodotti "every 60 seconds". Circa 13.000
applicazioni, invece, sono scaricate per il proprio Iphone e
20.000 nuovi post sono pubblicati sulla piattaforma di Micro-blogging
Tumbler. Firefox viene scaricato circa 1700
volte, più di 50, invece, Wordpress. LinkedIn
vede crescere il numero dei suoi iscritti al ritmo di 100 account il minuto,
tante quante le domande che Answers.com si vede sottoporre, a
fronte delle 40 che, invece, ogni 60 secondi sono presentate a
YahooAnswers.com.
Ogni minuto, il traffico vocale totale che transita attraverso
Skype è pari a 370.000 minuti.
Più in generale: vengono inviate universalmente 168.000.000 di email,
registrati 70 nuovi domini, creati 320 nuovi account, pubblicato un nuovo
articolo su Associated Content, aggiunta una nuova definizione
su UrbanDictionary.com... E via dicendo.
Questa è la panoramica su ciò che accade nello sconfinato mondo del web ogni
60 secondi. Ognuno di noi, con la sua attività quotidiana, contribuisce ad
alimentare, o per ragioni professionali o di svago personale, questa incredibile
mole di dati digitali che viene scambiata e immessa al suo interno. Prendendo
come attendibili queste informazioni, non può non scapparci la riflessione su
quanto di noi, del nostro lavoro e della nostra vita, transiti attraverso i
tasti degli smart phone, dei pc o degli altri dispositivi digitali a nostra
disposizione. Da tenere a mente, per ricordarci che, oltre il mondo virtuale, ne
esiste anche uno fisico, reale, dove, tutto sommato, possiamo ancora decidere
come e di cosa riempire il nostro tempo.
(fonte: manageronline)
Ecosostenibilità in ufficio: dal ciclo di
stampa alla videoconferenza
Rispettare l’ambiente e scegliere politiche
eco-sostenibili è anche un modo per risparmiare denaro fin dalle
attività più spicciole, come ad esempio il ciclo di stampa.
Lo dice anche
Ceris-CNR, che ha stimato in 2 miliardi l’anno soltanto la
spesa che le aziende italiane sostengono per l’approvvigionamento di
carta per stampante, cui si aggiungono i costi per la
corrente elettrica, per l’inchiostro e per lo
smaltimento delle cartucce nei rifiuti speciali.
I consigli pratici che fornisce il sito di e-commerce Axiatel,
che ha adottato in azienda strategie di risparmio energetico, si basano
sull’applicazione diretta delle politiche ambientali ai servizi offerti ai
clienti.
Dal lavoro sul campo, sono dunque emerse tre semplici regole
che possono contribuire in modo significativo a proteggere l’ambiente. Tre
regole a prima vista semplici, che tuttavia possono aiutare il mondo che ci
circonda e che dovrebbero essere considerate da ogni impresa:
A titolo esemplificativo i prodotti Fax per Mail e
Videoconferenza e Conference Call di Axiatel possono far
risparmiare ad una Pmi di 50 impiegati anche 2000 euro l’anno per carta e
cartucce e anche 100Kg di CO2 per ogni viaggio sostituito da una riunione in
modalità virtuale.
eco-sostenibili è anche un modo per risparmiare denaro fin dalle
attività più spicciole, come ad esempio il ciclo di stampa.
Lo dice anche
Ceris-CNR, che ha stimato in 2 miliardi l’anno soltanto la
spesa che le aziende italiane sostengono per l’approvvigionamento di
carta per stampante, cui si aggiungono i costi per la
corrente elettrica, per l’inchiostro e per lo
smaltimento delle cartucce nei rifiuti speciali.
I consigli pratici che fornisce il sito di e-commerce Axiatel,
che ha adottato in azienda strategie di risparmio energetico, si basano
sull’applicazione diretta delle politiche ambientali ai servizi offerti ai
clienti.
Dal lavoro sul campo, sono dunque emerse tre semplici regole
che possono contribuire in modo significativo a proteggere l’ambiente. Tre
regole a prima vista semplici, che tuttavia possono aiutare il mondo che ci
circonda e che dovrebbero essere considerate da ogni impresa:
- “ridurre il numero delle periferiche” al fine di ridurre
alla fonte il consumo di energia elettrica; - “stampare solo i documenti veramente necessari“;
- “impegnarsi seriamente a diminuire, nel proprio piccolo, l’emissione di CO2
attraverso la rinuncia ad alcuni viaggi di lavoro“.
A titolo esemplificativo i prodotti Fax per Mail e
Videoconferenza e Conference Call di Axiatel possono far
risparmiare ad una Pmi di 50 impiegati anche 2000 euro l’anno per carta e
cartucce e anche 100Kg di CO2 per ogni viaggio sostituito da una riunione in
modalità virtuale.
Pmi: investire in Ricerca è possibile
Le agevolazioni sono poche e limitate, i contratti di rete non decollano, gli
investitori fuggono dall'Italia: per investire in ricerca e sviluppo le Pmi
puntano ai mercati di nicchia con risorse interne. Ecco il modello.
È una delle armi per uscire dalla crisi ma richiede risorse finanziarie proprio
quando più scarseggiano. Ecco perchè, tra le Pmi, gli
investimenti in ricerca e sviluppo oggi si fanno soprattutto
tra le mura aziendali, con attrezzature e personale interno. Secondo l'Airi
(Associazione italiana per la ricerca industriale) la R&S intra
muros ha comunque risentito della recessione (da 10.173 mln di euro
investiti nel 2008 a 9.924 mln nel 2009 e 9.881 mln nel 2010). Una flessione
lieve ma senza il brusco calo che ci si sarebbe potuto aspettare.
Secondo le rilevazioni ISTAT 2010 sui diversi settori industriali, la spesa
più importante in R&S si è registrata nel Manifatturiero
(72,9%), seguita a distanza da servizi di informazione e comunicazione (10,3%) e
dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (9%).
La natura del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalla forte
presenza di piccole e medie imprese, rende però più difficile
determinare il quadro completo delle attività di ricerca industriale, fatta
eccezione per settori quali Farmaceutica, Chimica o Hi-Tech. In questo caso, la
novità non sta tanto nella ricerca scientifica quanto nell'innovazione
di processo.
Non essendo pienamente misurabile la spesa delle Pmi in ricerca e sviluppo,
bisogna in questi casi interpretare altri dati e basarsi su ricerche a campione
e monitoraggio delle esportazioni. Queste aziende si dimostrano
all'inseguimento costante delle richieste del mercato di riferimento, e quindi
variano piuttosto velocemente il proprio campo d'azione, dimostrando
flessibilità e capacità di cogliere le occasioni grazie all'adattamento.
Prendiamo il comparto Meccanotessile, in grado di generare
un fatturato di 2,4 mld di euro e di esportare l'80% della produzione. Si tratta
di un mercato costituito da piccole imprese di nicchia, che
realizzano macchinari per fabbricare tessuti innovativi, costruito da circa 300
aziende associate in Acimit, per le quali l'innovazione diventa una ragione di
vita.
Esistono realtà che funzionano molto bene ma le difficoltà
non mancano: si pensi alla commercializzazione dei macchinari,
che una volta realizzati non sempre incontrano le richieste del mercato e
talvolta vengono allocate con difficoltà presso le imprese. E si pensi alla
difficoltà nell'attrarre investitori, nonhcè alla scarsa
capacità di collaborazione tra aziende che operano in ambiti differenti ma
contigui, come in questo caso la Meccanica. Ancora non sono decollati, ad
esempio, i contratti di rete tra piccole aziende per creare un
soggetto di mercato più solido e competitivo.
Il problema maggiore consiste ancora una volta nel reperimento delle risorse:
se è stata giudicata positivamente la presenza nel decreto sviluppo del
credito d'imposta per la ricerca, è pur vero che il beneficio è
valido solo per un orizzonte temporale di due anni, decisamente
pochi per un progetto di ricerca, e non ottempera proprio la R&S intra
muros.
Le imprese, inoltre, denunciano il fatto che si tratti ancora una volta di
interventi saltuari che non hanno il carattere della
regolarità, mentre il sostegno dovrebbe essere continuo e normale. Le risorse
dalle quali si attinge pervengono in maniera irregolare, e la fonte di
finanziamento cambia ogni volta, fino al paradosso per il quale il periodo che
intercorre tra la pubblicazione del bando, la valutazione delle domande, l '
analisi della Corte dei Conti e l'erogazione del finanziamento possono passare
anche 5 anni.
L'unica soluzione che potrebbe fare la differenza resta
l'aggregazione, ad esempio sul modello di quanto accaduto con
Arvendi, azienda produttrice dell'acciaio tecnologico Tekné, che per finanziare
le ricerche è riuscita a creare una rete di circa trenta imprese, o come quanto
avvenuto con il polo della meccatronica piemontese (il Mesap avviato nel 2007) o
ancora con Tecnopolis in provincia di Bari, consorzio tra università,
istituzioni pubbliche e private che è formalmente la Società in-house della
Regione Puglia nata per progettare e gestire programmi ICT per
l'amministrazione regionale.
Il modello è semplice: chi non ha le risorse economiche da
investire in Ricerca e sviluppo può proporre la creazione di una rete di
imprese, co-investendo nella ricerca e condividendone i benefici con i propri
partner.
investitori fuggono dall'Italia: per investire in ricerca e sviluppo le Pmi
puntano ai mercati di nicchia con risorse interne. Ecco il modello.
È una delle armi per uscire dalla crisi ma richiede risorse finanziarie proprio
quando più scarseggiano. Ecco perchè, tra le Pmi, gli
investimenti in ricerca e sviluppo oggi si fanno soprattutto
tra le mura aziendali, con attrezzature e personale interno. Secondo l'Airi
(Associazione italiana per la ricerca industriale) la R&S intra
muros ha comunque risentito della recessione (da 10.173 mln di euro
investiti nel 2008 a 9.924 mln nel 2009 e 9.881 mln nel 2010). Una flessione
lieve ma senza il brusco calo che ci si sarebbe potuto aspettare.
Secondo le rilevazioni ISTAT 2010 sui diversi settori industriali, la spesa
più importante in R&S si è registrata nel Manifatturiero
(72,9%), seguita a distanza da servizi di informazione e comunicazione (10,3%) e
dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (9%).
La natura del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalla forte
presenza di piccole e medie imprese, rende però più difficile
determinare il quadro completo delle attività di ricerca industriale, fatta
eccezione per settori quali Farmaceutica, Chimica o Hi-Tech. In questo caso, la
novità non sta tanto nella ricerca scientifica quanto nell'innovazione
di processo.
Non essendo pienamente misurabile la spesa delle Pmi in ricerca e sviluppo,
bisogna in questi casi interpretare altri dati e basarsi su ricerche a campione
e monitoraggio delle esportazioni. Queste aziende si dimostrano
all'inseguimento costante delle richieste del mercato di riferimento, e quindi
variano piuttosto velocemente il proprio campo d'azione, dimostrando
flessibilità e capacità di cogliere le occasioni grazie all'adattamento.
Prendiamo il comparto Meccanotessile, in grado di generare
un fatturato di 2,4 mld di euro e di esportare l'80% della produzione. Si tratta
di un mercato costituito da piccole imprese di nicchia, che
realizzano macchinari per fabbricare tessuti innovativi, costruito da circa 300
aziende associate in Acimit, per le quali l'innovazione diventa una ragione di
vita.
Esistono realtà che funzionano molto bene ma le difficoltà
non mancano: si pensi alla commercializzazione dei macchinari,
che una volta realizzati non sempre incontrano le richieste del mercato e
talvolta vengono allocate con difficoltà presso le imprese. E si pensi alla
difficoltà nell'attrarre investitori, nonhcè alla scarsa
capacità di collaborazione tra aziende che operano in ambiti differenti ma
contigui, come in questo caso la Meccanica. Ancora non sono decollati, ad
esempio, i contratti di rete tra piccole aziende per creare un
soggetto di mercato più solido e competitivo.
Il problema maggiore consiste ancora una volta nel reperimento delle risorse:
se è stata giudicata positivamente la presenza nel decreto sviluppo del
credito d'imposta per la ricerca, è pur vero che il beneficio è
valido solo per un orizzonte temporale di due anni, decisamente
pochi per un progetto di ricerca, e non ottempera proprio la R&S intra
muros.
Le imprese, inoltre, denunciano il fatto che si tratti ancora una volta di
interventi saltuari che non hanno il carattere della
regolarità, mentre il sostegno dovrebbe essere continuo e normale. Le risorse
dalle quali si attinge pervengono in maniera irregolare, e la fonte di
finanziamento cambia ogni volta, fino al paradosso per il quale il periodo che
intercorre tra la pubblicazione del bando, la valutazione delle domande, l '
analisi della Corte dei Conti e l'erogazione del finanziamento possono passare
anche 5 anni.
L'unica soluzione che potrebbe fare la differenza resta
l'aggregazione, ad esempio sul modello di quanto accaduto con
Arvendi, azienda produttrice dell'acciaio tecnologico Tekné, che per finanziare
le ricerche è riuscita a creare una rete di circa trenta imprese, o come quanto
avvenuto con il polo della meccatronica piemontese (il Mesap avviato nel 2007) o
ancora con Tecnopolis in provincia di Bari, consorzio tra università,
istituzioni pubbliche e private che è formalmente la Società in-house della
Regione Puglia nata per progettare e gestire programmi ICT per
l'amministrazione regionale.
Il modello è semplice: chi non ha le risorse economiche da
investire in Ricerca e sviluppo può proporre la creazione di una rete di
imprese, co-investendo nella ricerca e condividendone i benefici con i propri
partner.
Nuovo Apple Mac Mini: efficienza energetica record
Veloce, economico ed efficiente. Il nuovo Mac Mini, appena presentato da Apple, ha una marcia in più che potrebbe permettergli di conquistare anche il cuore dei “pc-addicted”. Il nuovo desktop della scuderia di Steve Jobs, infatti, è il computer con la maggiore efficienza energetica della sua categoria, certificata dalla rispondenza ai severi requisiti Energy Star 5.2 e dal riconoscimento dello status EPEAT Gold.
Ma i consumi ridotti ai minimi termini non solo l’unica caratteristica eco-friendly del Mac Mini. Per realizzare il suo ultimo gioiello, infatti, Apple ha utilizzato alluminio altamente riciclabile e componenti del tutto privi di PVC. L’idea, dunque, è quella di dar vita a una nuova generazione di computer “verdi”; che strizzino anche l’occhio alle tasche dei consumatori.
Di piccolo, infatti, Mac Mini ha anche il prezzo, che parte da 599 euro: non molti, considerando gli standard della Apple. Migliorate anche le prestazioni, grazie a processori fino a due volte più veloci e alla innovativa tecnologia I/O Thunderbolt, che consente di trasferire dati a 10Gbps. Non sono invece una novità, per il colosso di Cupertino, le dimensioni ridotte del computer, che misura appena 19,7 centimetri di lato per 3,6 centimetri di spessore e pesa mediamente poco più di 1,2 chili (a seconda della configurazione).
Ecco le caratteristiche eco-friendly del nuovo Mac Mini come riportate sull’Apple Store:Assenza di BFR
Assenza di PVC5
Case in alluminio altamente riciclabile
Rispetto degli standard ENERGY STAR 5.2
Certificazione EPEAT Gold6
Interessante anche la potenza massima continua che è di soli 85W, sicuramente una tra le più basse tra i PC fissi disponibili sul mercato.
Ma i consumi ridotti ai minimi termini non solo l’unica caratteristica eco-friendly del Mac Mini. Per realizzare il suo ultimo gioiello, infatti, Apple ha utilizzato alluminio altamente riciclabile e componenti del tutto privi di PVC. L’idea, dunque, è quella di dar vita a una nuova generazione di computer “verdi”; che strizzino anche l’occhio alle tasche dei consumatori.
Di piccolo, infatti, Mac Mini ha anche il prezzo, che parte da 599 euro: non molti, considerando gli standard della Apple. Migliorate anche le prestazioni, grazie a processori fino a due volte più veloci e alla innovativa tecnologia I/O Thunderbolt, che consente di trasferire dati a 10Gbps. Non sono invece una novità, per il colosso di Cupertino, le dimensioni ridotte del computer, che misura appena 19,7 centimetri di lato per 3,6 centimetri di spessore e pesa mediamente poco più di 1,2 chili (a seconda della configurazione).
Ecco le caratteristiche eco-friendly del nuovo Mac Mini come riportate sull’Apple Store:Assenza di BFR
Assenza di PVC5
Case in alluminio altamente riciclabile
Rispetto degli standard ENERGY STAR 5.2
Certificazione EPEAT Gold6
Interessante anche la potenza massima continua che è di soli 85W, sicuramente una tra le più basse tra i PC fissi disponibili sul mercato.
Pannelli solari: utili anche per isolare gli edifici
Che i pannelli solari permettano di risparmiare sulla bolletta elettrica producendo energia dal sole non è certo una novità. Quello che hanno appena scoperto i ricercatori della Jacobs school of engineeringdell’Università di California, però, è che i moduli fotovoltaici installati sui tetti degli edifici fungono anche daisolanti termici, contribuendo doppiamente a far risparmiare energia.
Secondo lo studio condotto dal team di Jan Kleiss, docente di ingegneria ambientale, assorbendo i raggi solari, i pannelli agiscono proprio come un’intercapedine isolante, riducendo la temperatura sulla superficie del tetto (e quindi all’interno dell’edificio). Anche l’inclinazione dei moduli, migliorando lo scorrimento del vento sulla copertura dell’abitazione, concorre all’effetto di raffrescamento, eliminando calore dalla superficie del tetto.
Il risultato? Una temperatura, misurata a livello della copertura dell’edificio, più bassa di circa 5° Fahrenheit, corrispondenti a circa 15° Centigradi in meno, con un risparmio sulla bolletta elettrica stimato in circa il 5%. Che si aggiunge, naturalmente, ai benefici ambientali ed economici assicurati dalla produzione di elettricità da parte del pannello.
Ci sono diversi modi efficaci per raffreddare passivamente gli edifici, come le membrane riflettenti che vengono applicate sui tetti – ha commentato Jan Kleissl, coordinatore della ricerca – ma ora si sta prendendo in considerazione l’installazione di impianti solari fotovoltaici.
L’effetto di isolamento termico, tra l’altro, si riscontra anche nella stagione invernale, quando i moduli, pur limitando il riscaldamento dell’edificio nelle ore diurne, rilasciano durante la notte il calore accumulato di giorno, mitigando in qualche modo i rigori serali. A questo punto, la squadra di ricercatori californiani punta a sviluppare un sistema di calcolo automatico per prevedere l’effetto di isolamento termico dei pannelli fotovoltaici nelle varie fasce climatiche.
Secondo lo studio condotto dal team di Jan Kleiss, docente di ingegneria ambientale, assorbendo i raggi solari, i pannelli agiscono proprio come un’intercapedine isolante, riducendo la temperatura sulla superficie del tetto (e quindi all’interno dell’edificio). Anche l’inclinazione dei moduli, migliorando lo scorrimento del vento sulla copertura dell’abitazione, concorre all’effetto di raffrescamento, eliminando calore dalla superficie del tetto.
Il risultato? Una temperatura, misurata a livello della copertura dell’edificio, più bassa di circa 5° Fahrenheit, corrispondenti a circa 15° Centigradi in meno, con un risparmio sulla bolletta elettrica stimato in circa il 5%. Che si aggiunge, naturalmente, ai benefici ambientali ed economici assicurati dalla produzione di elettricità da parte del pannello.
Ci sono diversi modi efficaci per raffreddare passivamente gli edifici, come le membrane riflettenti che vengono applicate sui tetti – ha commentato Jan Kleissl, coordinatore della ricerca – ma ora si sta prendendo in considerazione l’installazione di impianti solari fotovoltaici.
L’effetto di isolamento termico, tra l’altro, si riscontra anche nella stagione invernale, quando i moduli, pur limitando il riscaldamento dell’edificio nelle ore diurne, rilasciano durante la notte il calore accumulato di giorno, mitigando in qualche modo i rigori serali. A questo punto, la squadra di ricercatori californiani punta a sviluppare un sistema di calcolo automatico per prevedere l’effetto di isolamento termico dei pannelli fotovoltaici nelle varie fasce climatiche.
Innovazione e ambiente: riapre il bando
Riapre il Premio all'Innovazione Amica dell'Ambiente, con l'obiettivo di promuovere la realizzazione di eco-innovazioni di prodotto, di processo e di sistema. In altre parole tutti modelli di sviluppo in grado di preservare l'ambiente che ci circonda, rispettandolo e ottimizzandone la produttività.
"Sostenibilità oggi", questo è il nome di questa edizione del bando, punterà su alcuni driver principali come le città verdi, le reti intelligenti e le risorse rinnovabili, ma si focalizzerà anche su tutte le iniziative di valorizzazione del capitale naturale, dei territori italiani, della legalità.
I temi dell'edizione 2011 sono "Energie" per la promozione delle risorse rinnovabili, del risparmio e dell'efficienza energetica; "Agricoltura" per la modernizzazione dei processi, l'ottimizzazione del consumo del suolo, l'identità territoriale; "Mobilità" in linea con gli obiettivi della Commissione Europea per il settore trasporti; "Abitare" per le innovazioni domestiche e della casa, la riduzione dei consumi e dei rifiuti.
La partecipazione al bando è completamente gratuita per tutte le aziende interessate, mentre la sottomissione delle richieste potrà avvenire direttamente sul sito ufficiale fino al 24 ottobre 2011, dove sono già presenti le schede tecniche degli oltre 1200 progetti candidati nelle passate edizioni.
"Sostenibilità oggi", questo è il nome di questa edizione del bando, punterà su alcuni driver principali come le città verdi, le reti intelligenti e le risorse rinnovabili, ma si focalizzerà anche su tutte le iniziative di valorizzazione del capitale naturale, dei territori italiani, della legalità.
I temi dell'edizione 2011 sono "Energie" per la promozione delle risorse rinnovabili, del risparmio e dell'efficienza energetica; "Agricoltura" per la modernizzazione dei processi, l'ottimizzazione del consumo del suolo, l'identità territoriale; "Mobilità" in linea con gli obiettivi della Commissione Europea per il settore trasporti; "Abitare" per le innovazioni domestiche e della casa, la riduzione dei consumi e dei rifiuti.
La partecipazione al bando è completamente gratuita per tutte le aziende interessate, mentre la sottomissione delle richieste potrà avvenire direttamente sul sito ufficiale fino al 24 ottobre 2011, dove sono già presenti le schede tecniche degli oltre 1200 progetti candidati nelle passate edizioni.
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